Almanacco di un Cuore Condiviso

Almanacco di un Cuore Condiviso

L’Almanacco di un Cuore Condiviso celebra la prima edizione del progetto Open Call lanciato dal Blog di Lavanderia a Vapore nell’ottobre 2025. Al centro dell’Open Call c’è il desiderio di incontrare le nostre lettrici e i nostri lettori e di creare relazioni con loro, invitandoli a interagire con il Manifesto del blog.  

Il Manifesto distilla l’atmosfera e le esperienze della casa della danza in un testo poetico. Scrivere il Manifesto è una pratica di archiviazione incarnata e circolare: un modo di organizzare il sapere vissuto e generato attraverso i processi artistici in un assemblaggio evocativo, che si rinnova tre volte durante la stagione in linea con il movimento della traiettoria curatoriale.

Il manifesto settembre – dicembre: Lasciamoci andare, condensa le esperienze della residenza collettiva del Bando Aria, della residenza Booster e della ricerca Archivio Liquido a cura di Kadri Sirel – Eugenia Coscarella. 

Queste esperienze hanno in comune il tema del ‘Lasciarsi andare’ all’incontro e ai suoi imprevisti per ossigenarsi attraverso lo stare insieme. 

In particolare, L‘Archivio Liquido, una ricerca che crea pratiche di documentazione e archiviazione a partire da esperienze collettive, immagina lo spazio dell’archivio come centro cardiaco. Uno spazio di accoglienza, espansione dell’ascolto e rilascio, di ciò che scorre nel sangue e arriva al cuore.  

Le domande che ci guidano sono: 

Come nell’incontro ossigeniamo il nostro archivio?   

A cosa risponde il cuore? 

Entrambe queste domande, che hanno origine nello spazio fisico e sensoriale dell’Archivio Liquido, si estendono nell’Open Call per rispondere al desiderio di creare relazioni e attivare un nutrimento reciproco anche nello spazio digitale e, così facendo, di dilatare la dimensione di un cuore collettivo oltre il qui e ora.

L’Almanacco di un Cuore Condiviso diventa una radiografia spazio-temporale di un cuore espanso. Un ritratto di famiglia di una comunità temporanea. Una liberazione del cuore intrappolato nell’illusione della separazione, esplorando invece il cuore come una coreografia liquida in cui memorie, paure, desideri, emozioni e silenzi vengono co-creati, intensificando il presente e permettendo al futuro di prendere forma come possibilità condivisa.

Lo spirito poliamoroso dell’Almanacco emerge non solo attraverso i materiali, ma anche nell’approccio alla composizione di un canto corale, in cui ogni contributo ricevuto trova il proprio posto all’interno di una custodia. Questa custodia è immaginata in modo affine a quanto descritto da Ursula K. Le Guin in The Carrier Bag Theory of Fiction (1986), dove l’autrice esprime il desiderio di raccontare storie secondo la fisicità di una borsa: una forma capace di raccogliere molte voci. Qui, ogni materiale intreccia uno spazio che permette l’emergere di connessioni e sincronicità.

Questo cuore condiviso sonnambulo è una visione collettiva di Alessandra Fortuna, Edoardo Urso, Florencia Andrea Vercelli, Gabriele Germano Gaburro, Giorgia Lolli, Kadri Sirel, Marta Montoni, Rac Montoro e Sara Saccotelli.
Immagini di Edoardo Urso, Marta Montoni e Kadri Sirel.
Editing e design a cura di Kadri Sirel.

TROVIAMOCI LI’, DOVE NULLA È COME APPARE

TROVIAMOCI LI’, DOVE NULLA È COME APPARE

Tabula Rasa di Doriana Crema continua il suo viaggio di ricerca.  

La nuova tappa di residenza artistica diventa una chiamata per chi desidera assumersi la responsabilità di stare in uno spazio vuoto, per un tempo, in silenzio e ascoltare la mancanza di qualcosa. Qualcosa da vedere, da fare, da dire. 

Lo stare e forse l’attraversare quello spazio predisposto assume un significato, che è quello dello sguardo della persona che compie questo viaggio, in solitaria. 

La complessità si spoglia, lo spazio vuoto diventa lo spazio dove farsi trovare, dove affondare l’ascolto, dove cogliere la nostra incertezza ed è lì possiamo cogliere che “nulla è come appare”, forse.  

Anch’io continuo il viaggio della narrazione di questa ricerca, miscelando in questa tappa materiali, testimonianze e sguardi di chi, come me, ha attraversato la residenza artistica.  

Forse anche qui, nulla è come appare e possiamo ri-accadere insieme? 

Articolo a cura di Eugenia Coscarella.
Foto di Alessandra Lai.

Come far germogliare un vocabolario che ci nutra?

Come far germogliare un vocabolario che ci nutra?

Insieme all’artista e onomaturga Noura Tafeche, le insegnanti e gli insegnanti del Corpo Docente1 hanno creato nuovi termini (neologismi) per descrivere in modo collettivo le loro esperienze nei contesti educativi, tracciando al contempo possibili trasformazioni. A partire da un’analisi delle condizioni che sostengono l’apprendimento nel sistema scolastico, la pratica onomaturgica mette in luce il potere del linguaggio: come le parole che usiamo ogni giorno ci influenzino, e come plasmino sistematicamente la nostra realtà, le nostre credenze e le nostre visioni di ciò che è possibile.

A partire dal vocabolario che utilizziamo nei contesti educativi che frequentiamo…

COME VORREMMO SENTIRCI?
COME LO VORREMMO RIPENSARE?
COSA VORREMMO CAMBIASSE E COSA VORREMMO CHE SI AVVERASSE?

Guidati dalle domande sopra, gli/le insegnanti hanno lavorato con il seguente vocabolario:
BRAVURA;
ERRORE;
ABITUDINE;
TEMPO LIBERO;
PRODUTTIVITÀ;
CURA;
RUOLO;
COMPETENZA.

Ogni parola svolge una funzione specifica nell’ambiente educativo—parole spesso usate per disciplinare o incoraggiare—finché la ripetizione non le logora e ne svuota il significato. Le schede seguenti documentano il processo di trasformazione di ciascuna di queste parole, in base alla realtà affettiva che creano, chiedendoci come ci fanno sentire ed espandendole verso come vorremmo sentirci.

La lettrice e il lettore sono invitati a esplorare questo nuovo dizionario, domandandosi:
Mi risuona questa parola?
In quale momento della giornata o del mio percorso la userei?

  1. ↩︎

Il Corpo Docente è un viaggio di formazione rivolto a insegnanti, educatori e educatrici di
qualsiasi disciplina, in un invito a mettersi in gioco, a livello individuale e collettivo: a partire
da pratiche legate al corpo e al piacere, disimpariamo le strutture produttive e della scuola
tradizionale, per cercare insieme, in una logica di desiderio e immaginazione, possibili
metamorfosi degli habitat formativi, che possano trovare spazio in una quotidianità
rinnovata.

TEAM CURATORIALE
Chiara Organtini – Project Manager di Lavanderia a Vapore
Carlotta Pedrazzoli – Curatrice dei programmi pubblici
Edoardo Urso – Curatore di progetti con le nuove generazioni e le scuole
CON LA FACILITAZIONE DI
Alessandro Tollari – Insegnante e dottorando presso IUAV
Doriana Crema – Coreografa e counselor
Aldo Torta – Danzatore e insegnante di Danza Sensibile®

Articolo e grafica di Kadri Sirel.

Distillazione di un segno

Distillazione di un segno

Il Tempo delle Mele è un progetto che coinvolge gruppi di over 65, i loro familiari e caregiver in una residenza collettiva.

A cura di Lavanderia a Vapore
con le artiste Debora Giordi e Francesca Cola in collaborazione con Eugenia Coscarella
e con RSA S. Anna di Pianezza, RSA Bosco della Stella di Rivoli, RSA Maria Barbero di Collegno, ABC Salute – Arte benessere per la comunità di Grugliasco, Progetto WellFare-FareBene An.Co.Re. e Circolo Berlinguer di Collegno.

Articolo di Kadri Sirel.

Attraverso l’immagine della mela – simbolo del desiderio – indagiamo il tema dell’innamoramento quale momento di accensione del corpo, delle sensazioni, delle emozioni, delle pulsioni, del piacere, dei sogni e dell’immaginazione.

I ricordi d’amore, le memorie segrete e i tesori del cuore raccolti, condivisi e celebrati, ci guidano nella domanda: come il tema della memoria, custodia del passato e intuizione del futuro, può svelare e condurci in quell’altrove, attraversarlo, godere del passaggio e celebrarlo?

Questa documentazione è una meditazione tra segno e sogno e include la teoria semiotica di Charles Sanders Pierce ed i disegni di Francesca Cola, realizzati durante gli incontri nelle RSA tra febbraio e giugno 2025. Guidata dalla metafora della mela, nella sua accezione esoterica di portale magico-divinatorio e simbolo della trasformazione, celebriamo il passaggio e il misterioso cambiamento che ancora ci attende.

Come le pratiche corporee trasformano il nostro modo di esprimerci?
Quali vocabolari creano?
In che modo questa distillazione di segni crea connessioni, nuove relazioni e un linguaggio degli affetti?

MOBILISING POSTCARDS: vol 3. I like that. Spiderwebs.

MOBILISING POSTCARDS: vol 3. I like that. Spiderwebs.

Send us a postcard!

The following postcards are created from a conversation between the Blog x Anna Estdahl, Lavanderia’s coordinator of artistic residencies. Our chat was mediated by the Mobilising Words1 card game and unfolded into an unfinished meditation about interdependence—the emotional, ethical, and structural complexities of living in relation to others, a contemplation about strength not as endurance, but as elasticity and care, and about survival—whether emotional or political—that depends on the nets we weave between ourselves and others.

The postcards are invitations for you to join our conversation,
to play with us,
to imagine with us.

Send us a postcard
with your thoughts,
random words,
foggy images,
flashing references
or songs.

What comes up?

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Your message has been sent

Warning
Warning.

Anna: Interesting idea. Seems counterintuitive though. Protest movements focus more on justice, human rights—asserting things not being honored…

Kadri: …yeah, not directly about “pleasure”…

Anna: …that part about meeting local activists does resonate with “pleasure” in a way—connecting with people, learning. But shouting… Pleading “pleasure” at a protest?

It doesn’t align. Protest is about urgency, injustice, survival…

…but being part of a demonstration can be a kind of pleasure—feeling you’re doing something, even if small.

Yes! A sort of self-consolation too. You’re powerless to stop it, but you’re showing up, being visible. That matters…

…I was chatting with a colleague—she went to the “Red Line” protest in The Hague. In May, it was 100,000 people; in June, 150,000. It’s growing!

Same in Torino. “Torino per Gaza.” It started with students and pacifists, and now it’s more intergenerational. Last week’s2 protest had over 8,000 people. And the media coverage has shifted… before they framed it negatively—“pro-Hamas,” “pro-Palestinian”—but now it’s acknowledged as a civil movement opposing genocide. The media is shifting.

So coming back to pleasure—I think there’s a kind of pleasure in standing with others, saying something collectively. That shared resonance…

…there’s value in telling stories, in touching people through them—not just asserting facts, but engaging empathy.

Otherwise people deflect—”It’s not my business. They’re Islamic. The state is exporting democracy.” They push it away.

For example, on Sunday I shared a fundraising link in my family’s WhatsApp group—for eSIMs to help people in Gaza access the internet. And someone said, “Why don’t they have internet?” Others began attacking the whole idea. I ended it by saying, “Donate if you want. If not, stay silent. “ And they said to me at the end to post only nice things: “And please, if you want to post. Only nice things. Things that don’t ruin our Sunday mood. Things like this:”

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Warning
Warning.

Anna: People often associate pleasure only with fun, food, relaxation. But how can you enjoy life when you know what’s happening elsewhere? I’m not talking about taking pleasure in pain—but feeling part of humanity. That’s the only real kind of pleasure, I think—empathy.

And last year, we talked a lot about pleasure as a revolutionary trigger. Yes, pleasure empowers us—but how do we go from that to passion? To fighting for something?

Yes, how do you go from pleasure to being passionate? And then going over from pleasure that you might have on your own private island to connecting it to what there is around you. So, a pleasure that is not isolated from the world around us?

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Your message has been sent

Warning
Warning.

Anna: Yeah—it’s all about care and empathy. It emphasizes relationships—relationality. So in that sense, Ur becomes more than a physical place. It’s a community, a net of relationships you can rely on—people you can count on.

Kadri: How do we show empathy to those who are fragile or in need of care?

Anna: I think by listening. By being present. Even in silence—just being seen is incredibly important when you’re going through something hard. To have someone who simply acknowledges your pain.

I remember when my mother was close to dying—her body was so fragile. And I whispered to her:

You can do whatever you want. If you want to go, you can go. We’re here. We’re prepared. Don’t worry. Don’t be afraid of pain, or that we won’t know what to do without you. Don’t feel lonely. You are free. Go toward the light, if that’s what you want.

Kadri: So, you gave her permission. You said, “It’s okay either way. You can go or stay. You don’t have to worry about us.”

Anna: I think being a caregiver is the hardest part—giving care while sometimes feeling like you can’t take it anymore.

So—it depends who the “fragile body” is. That’s really the question.

And it’s not always clear. Because when the card talks about “building protection “around your life,” it’s also about yourself. So how do you protect your own life, while taking care of someone else’s?

Because when you’re caring for someone like that, you absorb everything. You lose yourself. Your life disappears.

So… how do you choose who you care for?

Maybe one way to care for yourself is to set limits. But if you don’t know where your limits are, how do you set them?

Kadri: Hmm.

Anna: I think not knowing our limits comes from fear.

Often fear is our biggest mistake. Fear of change. Fear of doing something different.

I think the real issue is leaving behind what’s familiar—even when it’s painful. That’s why we keep going beyond our limits. We put a lot of effort into keeping what we know.

And I think this happens outside personal life, too. In work environments, for example. Some people are afraid to let go—afraid to delegate, or share power or space. So they hold on tightly.

And that becomes the structure.

So the question is…

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Warning
Warning.

Anna: What’s the word in English—elastico?

Kadri: Elastic, yeah.

Anna: Yes—like a net. Like a spiderweb. Fragile, sticky, but flexible.

Kadri: Yes.

Anna: You can stretch it. You can fall and still climb back up. I like that. Spiderwebs.

Actually, I like spiders. They’re so timid—like “You don’t see me, you don’t see me, I’m invisible!”—but they’re also incredibly prepared. Always alert.

They teach us about concentration. Attention.

And I love when you see a spider just floating through the air, building something from nothing. It’s funny and inspiring. They’re so brave—like, “I’ll build my castle right here, in the middle of the street.”

How do they choose where to land? I don’t know.

So, Ur is a net!

I like that comparison. A net. Ur is a net.

We’ve found another definition!

Kadri: Yes.

Anna: Spider-man!

1Mobilising Words is card game that gathers the collectively built knowledge between parters and local communities of the On Mobilisation3 project and offers practical, poetic, and political insights into mobilising communities through culture, care, and creativity.

The game models a form of collective inquiry where words are not just linguistic units but tools for sense-making, reflection, and transformation.

It is available to download HERE!

3On Mobilisation is a project that from April 2023 continued over two years, focussing on community mobilisation through artistic processes.

With Lavanderia a Vapore as one of the partners (among wpZimmer, Baltic Art Center, Studio ALTA, and the two associated partners: Antwerp Research Institute for the Arts and Uppsala University Graduate School in Sustainability Studies), the main objective of the project was to respond to the need for transnational creation and circulation of knowledge through capacity bulding.

To celebrate the conclusion of the project in May 2025, there are now published two instruments – the On Mobilisation Toolkit and the Mobilising Words card game to share the knowledge that emerged in the project with the public.

2The conversation with Anna took place on the 18th of June 2025.

Article created by Kadri Sirel.