14 Ott 2020

DANZARE LA COMUNITÀ PER RIDARE FIDUCIA AI CORPI di RITA MARIA FABRIS

Attraverso l’esperienza dei corpi nello spazio aperto della Lavanderia a Vapore, durante la giornata “Ridiamo fiducia ai corpi”, abbiamo gettato dei semi di riflessione ai partecipanti delle pratiche perché potesse nascere una comunità di pensiero su come la danza in questo tempo sospeso può orientare giovani, danzatori, insegnanti, artisti, operatori culturali o persone danzanti in generale. Abbiamo osservato Francesca Cinalli condurre silenziosamente alla scoperta del Tongkat, il bastone balinese che provoca i corpi alla lentezza, alla precisione, alla meditazione di un gesto fra il ludico e il marziale. Il successivo incontro con le assi di diversa lunghezza e gravità di Solitudo, accompagnato da Doriana Crema, Raffaella Tomellini e Fabio Castello, ha permesso di giocare con la propria creatività e con gli altri, in ascolto di sé stessi, dell’asse e della comunità che, come un campo di forze, intrecciava discorsi silenziosi di avvicinamento, distanza, lotta e calore sotto un cielo cristallino e sferzati da un gelido vento. Abbiamo poi condiviso parole che smuovono le persone e le comunità, fin dalla più tenera età, per inserirle in una eredità di forme e di pratiche che ad ogni passaggio hanno bisogno di essere reincarnate e ri-significate. Quali sono le risonanze dei verbi educare, insegnare, trasmettere, condurre sull’esperienza di ognuno, non solo nel campo della danza? E oggi, quali sono le parole che vengono trattenute per costruire discorsi futuri intorno a quella che ci piace chiamare ‘danza contemporanea di comunità’? Con l’aiuto degli scritti filosofici e operativi di Nathalie Sarthou-Lajus, Giulia Innocenti Malini, Franca Zagatti e Virgilio Sieni ci siamo lasciati interrogare da un luogo cosi denso di storie di vita come la Lavanderia a Vapore per far emergere le caratteristiche di una casa europea della danza che sta costruendo la sua trasmissione attraverso una comunità di artisti, insegnanti, operatori e giovani la cui voce, plurale, risuona nel dialogo continuo fra pratiche e discorsi, fra l’archivio dell’eredità ricevuta delle convenzioni spettacolari, delle tecniche e degli stili provenienti da ogni dove e l’utopia di un futuro incerto sì, ma incentrato sui corpi danzanti come fonte primaria di relazione e comunità pensante.

Rita Maria Fabris, Università degli Studi di Torino e danzeducatrice

Bibliografia
Maddalena Giovannelli, Intervista a Virgilio Sieni, in L. Conti, M. Giovannelli, F. Serrazanetti, Il pubblico in danza. Comunità, memorie, dispositivi, Milano, Scalpendi, 2019, pp. 30-32.
Giulia Innocenti Malini, Come un seme. La conduzione del gruppo nel laboratorio di Teatro Sociale, in A. Rossi Ghiglione, A. Pagliarino, Fare Teatro Sociale. Esercizi e progetti, Roma, Dino Audino, 2007, pp. 31-48.
Nathalie Sarthou-Lajus, L’arte di trasmettere, Magnano (BI), Qiqajon, 2017.
Franca Zagatti, Persone che danzano. Spazi, tempi, modi per una danza di comunità, Granarolo dell’Emilia (BO), Mousikè Progetti Educativi, 2012, pp. 94-96 (Condurre con tutti i sensi)

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