16 Ott 2020

La partecipazione di ADRIANA BORRIELLO al progetto DANZARE LA MEMORIA

Quale valore ha rappresentato per la tua crescita umana e professionale, la partecipazione al progetto “Danzare la Memoria” della Lavanderia a Vapore? Se lo è stato, ci racconti in che modo?

Ogni esperienza di lavoro è per me occasione di crescita, ma qualcuna lo è in modo più inatteso rivelandosi incipit di nuove riflessioni e di altre possibili esplorazioni. L’esperienza di “Re:Rosas” alla Lavanderia a Vapore è stata di quest’ultimo tipo.

All’inizio un’estrema reticenza, dentro di me un grande NO all’idea di confrontarmi con un vocabolario che il mio corpo ha frequentato più di 30 anni fa. 

Certo, era un vocabolario che ho contribuito a creare, è inciso nella mia carne, ma sta nel mio passato remoto, tra gli strati profondi della mia “storia corporea”. Ho addirittura chiamato Anne Teresa per chiedere di mandare una giovane Rosas… 

Alla fine eccomi a Collegno: il mio scetticismo iniziale già fortemente incrinato dal piacere provato a rituffarmi in quella “lingua” mentre preparavo il lavoro, la mia curiosità accesa dalle nuove scoperte che questa rimessa in atto mi regalava nell’incontro tra il mio corpo di oggi e la memoria di allora. Rintracciavo, in quei segni, matrici trasfigurate della mia danza di adesso, tracce originarie e tradimenti. 

Nella solitudine della preparazione ero dunque già dentro un’azione di reenactment col suo potenziale di stimolo, creatività e reinvenzione, come d’altronde è ogni incontro con la Storia, humus necessario al sorgere di nuove idee, al futuro. Senza radici la pianta non cresce. 

E poi il vero reenactment: circa 100 adolescenti vibranti faccia a faccia con quel repertorio, emblema di un pensiero compositivo fatto di rigore, trasgressione, esattezza e irruenza. 

Mi ha stupito osservare come un vocabolario formalizzato negli anni ‘80 fosse immediatamente riconosciuto dalle giovani generazioni. È un linguaggio primordiale che parla alle viscere, mi dicevo.

Sorprendente vedere quei materiali incorporarsi e progressivamente riemergere da quei giovani corpi rivelando, nel confronto con l’originale, l’uguale e il diverso. 

Ero investita dal loro entusiasmo crescente che chiedeva di essere nutrito ancora e ancora. 

Il tema delle “matrici” da re-indagare più e più volte è una consuetudine della mia pratica artistica che ora, nel desiderio d’incontro con le giovani generazioni, è anche strumento atto a sviluppare senso storico e creatività: l’incorporazione di una partitura, nel confronto con una scrittura esatta e preesistente, permette la misura di sé, ma è anche, nell’incontro col presente e i suoi “attori”, ogni volta nuova, ogni volta atto creativo.

 Adriana Borriello, coreografa

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