12 Nov 2020

Tra le linee di un periodo incerto alla ricerca del senso del contemporaneo

La mia residenza alla Lavanderia a Vapore per Tra le linee, spettacolo all’interno del cartellone di Torinodanza Festival, è stata un periodo magnifico, un’opportunità vissuta come un privilegio sia per l’altissima cura da parte chi ci lavora sia perché mi ha permesso di ritrovarmi in una condizione di dialogo diretto con la creazione e di ultimare, dopo un lungo stop, il progetto in itinere. È stato per me un tempo prezioso perché ha coltivato energie e prodotto visioni.

Quando lavoro, non mi chiedo mai se sto facendo un’opera contemporanea ma mi concentro sul corpo perché mi interessa aprire interrogazioni sul reale: questo è, per me, il senso del contemporaneo. Degli spettatori mi interessa l’empatia, attivare il lavoro dei neuroni specchio e non la comprensione dello spettacolo secondo categorie narrative o logiche di causa effetto: cerco, di fatto, una prospettiva che generi altre prospettive. 

Oggi sto riflettendo per capire come immaginare nuovi eventi performativi e continuo a portare la mia ricerca nel corpo come apertura verso lo spazio e il tempo, nella sua dimensione permeabile che accoglie relazioni che sono sempre mutevoli. Immagino che ci possa sempre essere una danza in grado di rapportarsi con la contemporaneità, per chi riesce ad accogliere le aperture e le criticità di questo periodo. Il corpo intercetta, abita e proietta e amplifica l’attitudine verso una nudità, quell’esposizione che è farsi membrana, tessuto connettivo. È ben più ampia di ciò che si offre allo sguardo la dimensione che il corpo abita. Ogni volta sento che questa mia ricerca si appoggia su concetti e visioni diverse: in questo momento è la dimensione dell’adattamento, lo stare nell’immediatezza prima di poterne dare una spiegazione, che è poi la condizione tipica dell’animalità, della vigilanza. Avevo affrontato già questi temi con alcuni lavori in passato ma sono ancora vivi e, quindi, li sto rielaborando e sto studiando come rimodularli per i prossimi mesi. 

Parlando delle residenze creative come strumento di lavoro, mi piacerebbe che potessero divenire sempre più una presenza costante nello sviluppo di uno spettacolo, e auspico che possano intensificare la forma del sostegno verso la finalizzazione dell’aspetto tecnico e offrendo un contributo economico. Queste esigenze le ho riscontrate anche tra colleghi e mi pare che si stia procedendo verso una sempre maggiore concretezza di ascolto. Sono ottimista!

Simona Bertozzi, coreografa, danzatrice e performer

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