24 Nov 2020

Un passo tra le stelle con Ambra Senatore

A fine agosto sono stata in residenza alla Lavanderia a Vapore, con i danzatori con cui avevamo creato dieci anni fa Passo, il mio primo spettacolo di gruppo, per provare un nuovo spettacolo insieme: Alle stelle (Quatuor) che doveva andare in scena poche settimane dopo al Torinodanza festival. La sospensione delle prove a causa della crisi sanitaria ha sicuramente inciso sul procedere del lavoro. Ad un certo punto, nell’impossibilità di trovarci dal vivo, abbiamo tentano alcuni incontri in differita per dialogare: questi hanno aperto prospettive nuove che ci sono parse interessanti, ma che, una volta ritrovatici in presenza, si sono dimostrate fuorvianti rispetto al cuore del progetto originario. Siamo tornati dunque al punto in cui ci eravamo lasciati, ma dopo un tempo di riorientamento dato dalla deriva presa in quella fase di assenza fisica e di lavoro solo mentale. Per il mio modo di creare è indispensabile essere nel concreto del corpo: mente e cuore sono sempre attivi nel e con il corpo, ma se prevale la testa, il lavoro non va nella direzione che cerco. Il nostro progetto non si è mai concentrato in maniera volontaria su temi relativi alla pandemia o su riflessioni emerse dalla crisi conseguente, ma ci siamo resi conto che, allo sguardo di uno spettatore, ogni nostro atto poteva sembrare parlare dei recenti eventi e di pensieri da essi indotte. D’altra parte lavoriamo a partire da noi e dal presente…

Stare in residenza in Lavanderia è un vero piacere perché c’è un senso di accoglienza a sostegno del progetto che è davvero raro! Mi sono sentita accompagnata in ogni fase del lavoro e questo è così prezioso, umanamente e professionalmente. Ricordo un momento di grande commozione, osservando dall’esterno un’improvvisazione in qui i quattro danzatori, con cui la collaborazione decennale ha costruito grande complicità e vicinanza, rispondevano alla mia indicazione con proposte folli ma serissime e coerenti con quel che stavamo cercando. Ho sentito con grande forza la bellezza della relazione, dell’accompagnarsi nel tempo, della memoria condivisa.

I luoghi di residenza, negli anni dei miei inizi, contemplavano spesso la condivisione con altre persone che stavano creando i loro progetti nello stesso momento, negli stessi spazi, ed era prezioso perché generava uno scambio naturale, spontaneo ed arricchente. Per me è fondamentale che oggi i luoghi di residenza creino delle modalità di incontro e confronto anche con i pubblici del territorio, sia quelli già sensibili sia quelli che ancora non si sono accostati allo spettacolo dal vivo. Il lavoro creativo non ha senso senza una ricaduta sul pubblico, che può avvenire con momenti di scambio aperti, laboratori ed esperienze di pratica oltre che con la presentazione degli spettacoli.

La mia ricerca artistica è sempre fisiologicamente influenzata dal presente, quindi credo sia stata influenzata dalla situazione attuale, anche se non ho ancora la distanza necessaria per rendermi conto fino in fondo di come. Da un punto di vista pratico, a partire da fine febbraio, si sono ‘congelati’ alcuni lavori e sono variati continuamente piani e calendari. A cadenza periodica abbiamo passato giorni e giorni soltanto a cambiare ipotesi di tempi di lavoro. Quando a fine maggio le prove in Francia hanno potuto riprendere, non potevo ancora essere raggiunta dai danzatori di questo progetto, poiché sparsi in Europa, così ne ho intanto avviato uno nuovo con interpreti del territorio in cui vivo, che avevo in cuore, ma per più tardi. Avevamo tutti urgenza di ritrovarci in sala a cercare in presenza. Tutti questi cambiamenti hanno dunque generato spazio per altri progetti, per esempio per un spettacolo Covid compatibile, che non era previsto ora e in questi termini. C’è stato, quindi, modo di dedicarsi al nuovo, al non previsto, al diverso. Da un punto di vista, invece, del progetto che abbiamo provato qui alla Lavanderia e che ha subito una riduzione drastica dei tempi di prove, ho avvertito uno sbalestramento e mi sono trovata a portare in scena uno spettacolo non finalizzato come avrei voluto.

Riguardo al futuro più prossimo e alle iniziative di spettacoli online, ho molte riserve. Se dei progetti nascono con vocazione numerica o video, non ho obiezioni, certo; anzi è bene che abbiano spazio. Ma sono personalmente contro la trasmissione in diretta o in differita di spettacoli nati per il palcoscenico. Lo spettacolo pensato per essere dal vivo non ha senso senza compresenza. Posso trovare interessante tenere una vicinanza con gli spettatori cercando soluzioni temporanee e di urgenza come conferenze e interventi online ma senza cadere nel rischio di sostituire con un video, come se fosse la stessa cosa, ciò che ha valore proprio perché condiviso nella compresenza fisica. L’essere umano esiste in quanto corpo, è un animale sociale e la socialità non può essere solo in differita. La compresenza ha un valore unico sempre, come sappiamo, non solo nella danza ma anche nella vita di tutti i giorni, e non è sostituibile.

Ambra Senatore, coreografa e direttrice del Centre Chorégraphique National de Nantes

Articoli correlati