26 Nov 2020

La danza bianca tra toccare e sentire

Stare in residenza significa abitare uno spazio e condividerne la cura. Questo genera sempre la possibilità di un tempo con una diversa qualità e dunque la formazione di un luogo di attraversamento e di rilascio. Le singolarità dei corpi si incontrano in un tempo prezioso in cui é possibile innescare riflessioni aperte al futuro.

I luoghi di residenza potrebbero, oltre a sostenere la creazione artistica, aprirsi a entità, a figure che entrino in dialogo per creare delle alleanze di pensiero. Avere spazi più ‘ampi’ permetterebbe di avere, nel tempo, degli scambi con un pubblico che siano sul piano del pensiero, del discorso e di tutto ciò che sta prima della danza. Sarebbe importante che i luoghi di residenza  e soprattutto i Teatri Pubblici, fossero spazi aperti con una predisposizione inclusiva capace di innescare un rapporto realmente dialogico e politico con il pubblico. È già accaduto in passato durante l’occupazione del Teatro Valle, il luogo teatro divenne un bene comune. 

E proprio in questa prospettiva – aggiunge Silvia Albanese – coscienti delle trasformazioni in atto che ci porteranno a dover re-immaginare forzatamente l’(eco)sistema danza, riteniamo che proprio i luoghi di residenza artistica e le case della danza possano accogliere la generazione di un pensiero permeabile al cambiamento. Da questi luoghi si potrebbe partire per progettare il futuro e lo sviluppo di un’opera, oltre all’opera in sé, innescando un pensiero di tipo ecologico che vada alla radice della necessità creativa, ed evitando di contribuire ciecamente a una modalità di lavoro votata a una iper-produzione fine a se stessa. 

Il focus della mia ricerca artistica si amplifica rispetto al reale, mi sto interrogando su come stanno i corpi in una fase storica così anomala, in cui siamo obbligati al distanziamento e alla paura. Oggi siamo tutti costretti a rivalutare la nostra presenza nel mondo. Nello spettacolo Toccare. The White Dance si partiva dal gesto del toccare che ci mette in relazione con l’altro, non solo inteso come corpo umano ma come altro diverso da noi, come un gioco prospettico in cui tutto é in relazione. Adesso che non è più possibile toccarlo il mondo, la dimensione politica del corpo si rivela in tutta la sua potenza: toccare può significare capire come la nostra singolarità si mette in relazione, si esprime e si espande insieme a ciò che ci sta davanti ma anche a ciò che ci sta accanto e a ciò che é invisibile, interrompere dunque la logica del dominio. 

Cristina Kristal Rizzo, dance maker; Silvia Albanese, creative producer per Toccare. The White Dance

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