4 Mar 2021

Uno spazio dove non mi sento mai sola

Tante sono state le esperienze, umane, artistiche e professionali che in questi anni mi hanno portata a frequentare la Lavanderia a Vapore, a cominciare da Ricerca X, che è stato il primo grande stimolo e che ha fortemente favorito la scelta di radicarmi a Torino; per arrivare ai progetti che sono partiti al primo incontro, come Boarding Pass Plus Dance, l’ingresso nella rete European Dancehouse Network, i momenti formali e informali di condivisione di lavori artistici, miei e di colleghi. Vorrei inoltre aggiungere un aspetto relativo ad alcune condizioni strutturali che generano il desiderio di abitare la Lavanderia: l’eccellenza del luogo di residenza e la bellezza dello spazio di lavoro e delle persone che ti accolgono. Infine, ci sono esperienze personali, alcune molto intime, come la sensazione di benessere che si sente entrando in un luogo come la Lavanderia; altre sono più concrete e collettive, come lo sviluppo di progetti condivisi.

Tutte queste esperienze mi hanno portata a individuare due grandi aspetti. 

Il primo: la Lavanderia a Vapore come spazio di incontro. Un luogo di riferimento, fisico e interpersonale, che favorisce un confronto orizzontale e trasversale tra artisti, operatori e istituzioni. Personalmente trovo importante avere a disposizione questo luogo, materico e intimo allo stesso tempo, sapere che posso intercettare percorsi di artisti, costruire e crescere insieme ad una comunità critica. I progetti di ricerca in cui sono stata coinvolta hanno contribuito alla mia visione come professionista e hanno messo a fuoco un mio interesse rispetto ai temi dei diritti e del potenziale ruolo politico e sociale di un artista. Se Ricerca X mi ha permesso di ricercare intorno al rapporto tra il contenuto del processo artistico e la comunità estesa, produttrici di una massa critica, il progetto Boarding Pass mi ha permesso di confrontarmi con il concetto di professionalizzazione di un giovane autore in Italia e con lo sviluppo di strumenti di relazione, dialogo e saperi che gli permettono di rendere sostenibile la sua vita di artista.

Il secondo: la Lavanderia a Vapore come spazio di crescita professionale, dove l’artista può inseguire il suo approccio prismatico, misurandosi con ruoli, linguaggi e obbiettivi diversi: creativi, di condivisione reciproca e politici. Per me è stato un luogo in cui ho potuto trovare fiducia nel percorso, oscillante e fluido, di una creazione artistica.
La possibilità di esistere umanamente in un contesto come la Lavanderia mi ha permesso di considerare e mettere in atto visioni che oltrepassano la produzione coreografica. Credo che un artista, soprattutto se lavora con il corpo e il contatto, sia portatore di una conoscenza essenziale nella dimensione del sensibile. Forse oggi le istituzioni iniziano a comprendere la forza di questo sapere e in Lavanderia trovo progetti che mettono in dialogo artisti, cittadini e istituzioni con un altissimo livello di cura.

Da sempre mi accompagnano due domande: Cosa vuol dire essere un’artista della danza oggi? Qual è la potenzialità della danza nel territorio e nella società? Trovo importante sapermi portatrice di una voce, di un’azione, e sapere che esiste un luogo come la Lavanderia dove posso esprimerle senza mai sentirmi sola.

Teresa Noronha Feio, dance maker

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