15 Nov 2022

Fa ridere? Sguardi (e sconfinamenti) su Boris Charmatz

L’1 e il 2 novembre, Boris Charmatz – acclamato danzatore e coreografo francese (nonché neo-direttore del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch) – ha portato in scena a CanGo – Cantieri Goldonetta di Firenze il solo Somnole, in occasione della nuova edizione del progetto “La Democrazia del corpo” di Virgilio Sieni. Qui di seguito, la visione di Benedetta Colasanti, dottoranda in Storia dello Spettacolo e critica di danza, coinvolta a giugno scorso nel campus di How Do You Spell Dance?, progetto ideato dalla Lavanderia a Vapore di Collegno – in collaborazione con Springback Academy/Aerowaves e Scuola Holden – per sviluppare competenze nell’ambito del dance writing.


Fa ridere?

Boris Charmatz fa parte di una generazione di artisti che, con caratteristiche più o meno peculiari a seconda dei contesti geografici e nazionali, domina la scena della danza contemporanea europea perpetuando una trentina d’anni di sperimentazione, provocazione, contaminazione. Somnole è la sua nuova fatica, già presentata alla Triennale di Milano e recentemente andata in scena a Firenze, a Cango, nell’ambito del cartellone autunnale del festival La democrazia del corpo (ottobre-dicembre 2022).

ph. Marc Domage

Quello del Cango è un pubblico avvezzo a sperimentalismi ed eccentricità: divertito dalle prodezze del danzatore, ride e applaude entusiasta. Da che cosa scaturisce la risata? Dal fischiettio emesso dal performer? Dalle posture scomposte? Dalla frenesia o dall’eccessiva lentezza del movimento? Il comico è in realtà tragicomico, per non dire tragico. Se non piace, emoziona: disgusto, tristezza (o gioia), paura (o ancora gioia) di essere coinvolti nella messinscena; anche se il pubblico della danza contemporanea non dovrebbe mai aspettarsi di rimanere intoccabile e protetto dalla penombra e dal tepore dalle poltrone rosse. In Somnole gli spettatori sono – come spesso accade nello spettacolo della contemporaneità – presenti, visibili, partecipi, corpo vivo della rappresentazione.

La caratteristica principale è forse quella di sconfinare: dai confini disciplinari, da quelli della scena, addirittura da quelli di certe tacite norme sociali. Niente di nuovo: lo hanno già fatto i suoi predecessori, prima fra tutti Pina Bausch, del cui Tanztheater Wuppertal Charmatz è attualmente neodirettore. Ma tutto questo già visto è ancora in larga parte da concepire, da accettare e da normalizzare. Somnole trae ispirazione dallo status di dormiveglia e dal sonno. L’esito comico dello spettacolo è in realtà frutto del disagio e dell’inadeguatezza, originati della solitudine, dal silenzio, dall’assenza di persone e di azioni, e concretizzati nel risveglio, nel ritorno dei rumori, in nuove occasioni di socialità. Somnole nasce anche dall’irrazionalità e da un’apparente non progettualità che può contare su un training mentale e fisico continuo e a tutto tondo. La padronanza di Charmatz di ogni singolo muscolo del suo corpo e la consapevolezza delle proprie potenzialità sono evidenti. Disparate anche le conoscenze: della danza, dello yoga, del respiro, dell’antropologia…

ph. Marc Domage

Qual è la drammaturgia di Somnole? Un uomo prende possesso di luogo vuoto; indossa un gonnellino con motivi riconducibili allo Stato francese e prende confidenza prima col proprio corpo, poi con lo spazio circostante, col rumore, infine col pubblico. Un suono inizialmente quasi impercettibile si rivela per essere un fischiettio, ora naturale, rimandando al cinguettio degli uccelli nelle mattine di primavera, ora sempre più antropomorfo, fino a farsi vero e proprio concerto sinfonico di motivetti ben noti. Tra stasi e concitazione, il danzatore sfiora la devastazione fisica, in modo diverso, ma con un risultato simile a Folk-s di Alessandro Sciarroni o Esercizi per un manifesto poetico del Collettivo MINE. Ma il culmine emotivo dello spettacolo è forse quello in cui la luce illumina la cavea e Charmatz porge la mano al pubblico intimidito e balla un lento con uno degli spettatori.

Il neodirettore del Tanztheater è facilmente collocabile nel contesto di una generazione francese ed Europea che abbraccia artisti del calibro di Jérôme Bel, Anne Teresa De Keersmaeker, Virgilio Sieni, Enzo Cosimi e molti altri che hanno scritto la nuova storia della danza e che continuano a scriverla. Una storia ricca di sfaccettature e particolarismi, delle cui citazioni continue si nutre una vasta schiera di artisti-danzatori emergenti. La danza contemporanea e, in questo caso, la danza di Boris Charmatz, se non può prescindere né da una formazione rigorosa né da esperienze eclettiche nell’ambito di varie declinazioni artistiche, esce decisamente da certi ranghi accademici per riversarsi nella riscoperta dell’ovvio (ma che ovvio più non è) e del quasi dimenticato essenziale.

Se queste ombre vi hanno offeso, pensate (e cada ogni malinteso),
Di aver soltanto sonnecchiato,
Mentre queste visioni vi hanno allietato.
E questo tema ozioso e futile
Non più di un sogno vi sarà utile.
Gentili amici, non rimproverate;
Miglioreremo se perdonate…

(William Shakespeare, Sogno di una notte di mezza estate)

Benedetta Colasanti


SOMNOLE
coreografia e interpretazione Boris Charmatz
assistente coreografa Magali Caillet Gajan
luci Yves Godin
collaboratrice ai costumi Marion Regnier
preparazione voce Dalila Khatir
con l’aiuto di Bertrand Causse e Médéric Collignon
materiali sonori ispirati tra gli altri a J.S. Bach, A. Vivaldi, B. Eilish, J. Kosma, E. Morricone, G.F. Haendel
direttore di scena Fabrice Le Fur
tecnico luci Germain Fourvel
vicedirettore Hélène Joly
direzione di produzione Lucas Chardon, Martina Hochmuth
responsabile di produzione Jessica Crasnier, Briac Geffrault
e
Appunti per una comunità che Danza

LAVANDERIA A VAPORE