Il progetto #oltrelacittà: verso una cultura della partecipazione attiva

Il progetto #oltrelacittà: verso una cultura della partecipazione attiva

Le tendenze, i bisogni e i desideri del pubblico si stanno sempre più decisamente orientando verso la partecipazione attiva, con progetti che hanno recepito questa sensibilità nel campo dello spettacolo dal vivo e delle arti in genere, in un’ottica di welfare culturale, “un nuovo modello integrato di promozione del benessere e della salute e degli individui e delle comunità, attraverso pratiche fondate sulle arti visive, performative e sul patrimonio culturale” (Annalisa  Cicerchia, Che cosa muove la cultura, Editrice Bibliografica, Milano, 2021, p. 215).

Gli obiettivi possono essere diversi: 

# riqualificazione territoriale e rigenerazione urbana;

# attivazione della cittadinanza e partecipazione attiva;

# formazione e integrazione sociale a base culturale;

# progettazione partecipata;

# promozione della salute;

# servizi culturali in contesti periferici.

Sono iniziative che hanno coinvolto grandi città e aree interne, vecchi e nuovi presidi culturali, festival residenze e progetti. Stanno rinnovando le pratiche culturali e forse l’idea stessa di cultura: non più soltanto una nobile attività dello spirito e della mente, ma un processo che coinvolge i cittadini e gli spazi in cui vivono.
Come Ateatro e con il progetto Le buone pratiche del teatro, da vent’anni seguiamo l’evoluzione e l’ascesa irresistibile del rapporto fra teatro, promozione sociale, partecipazione. Tra il 2004 e il 2014, per il saggio Le Buone Pratiche del teatro (FrancoAngeli, Milano, 2014), abbiamo censito oltre 140 esperienze e molte di esse si muovevano in questa direzione. 

Successivamente abbiamo dedicato diversi appuntamenti al teatro sociale e ai progetti partecipativi. Di recente, nella collana ‘Lo Spettacolo dal Vivo’ che seguiamo per Franco Angeli abbiamo ospitato il libro a cura di Claudio Bernardi e Giulia Innocenti Malini Performing the social. Education, Care and Social Inclusion through Theatre

Abbiamo identificato in questo fenomeno uno degli aspetti più rilevanti nella ricerca artistica contemporanea, che ha interessanti ricadute anche sul versante della sperimentazione sociale ed è in grado di creare incontri molto fertili tra professionalità diverse e di dare al teatro motivazioni nuove e rinnovare quelle antiche e profonde.
L’estate del 2021 ha visto la faticosa ripresa delle attività culturali in presenza, soprattutto con eventi all’aperto. La riconquista dello spazio pubblico e di una socialità condivisa, la ripresa del confronto e del dibattito in presenza, sono il presupposto per superare il “confinamento domestico” della pandemia, che ha privilegiato i consumi culturali individuali, collegati alle piattaforme di streaming audio e video e ai social network.

La cultura, in particolare con la progettazione partecipata, ha un ruolo propulsivo nella creazione di capabilities (capacitazioni) e di cittadinanza attiva. Dispositivi come i nuovi spazi culturali, le residenze e i festival, con la loro socialità e l’enfasi sulla dimensione fisica, corporea, oltre che con il rapporto con i territori, offrono strumenti insieme pratici e simbolici per innescare i processi di innovazione e coesione sociale.

L’azione #oltrelacittà costituisce un’occasione ulteriore di riflessione su queste pratiche di partecipazione «ai tempi della pandemia» e vuole indagare questo fenomeno in un’ottica di promozione, studio e divulgazione. La tappa di Torino e Collegno, Riqualificazione e partecipazione: metodi, pratiche e prospettive, a cura di Stefania Minciullo e Giulio Stumpo con la collaborazione di Alessandra Rossi Ghiglione e Filippo Tantillo, vuole riflettere sul rapporto tra progettualità e sostenibilità, per impostare le basi di una politica culturale che sappia accogliere, promuovere e valorizzare le realtà che operano in questa direzione.

Nella prima giornata, nel pomeriggio di domenica 17 ottobre allo Spazio BAC, verranno presentati e discussi i risultati dell’analisi comparativa condotta in questi mesi su alcune tra le realtà più interessanti del settore da un gruppo di lavoro guidato da Giulio Stumpo, Stefania Minciullo e tre giovani Under 28 che hanno intrapreso un percorso formativo con l’associazione.

Le realtà che hanno preso parte allo studio e che saranno presenti a Torino sono:

● Centro IAC (Matera)

● Civico Trame (Lamezia Terme)

● Collettivo Amigdala (Modena)

● Industria scenica (Vimodrone)

● Lavanderia a Vapore (Torino)

● Melting Pro (Roma)

● Minima Theatralia (Milano)

● Teatro Biblioteca Quarticciolo (Roma)

● Teatro Povero di Monticchiello

● Tib Teatro (Belluno)

I risultati di questo incontro forniranno lo spunto per la discussione del 18 ottobre, presso la Lavanderia a Vapore. Operatori e curatori di nuovi spazi e nuovi progetti, docenti, amministratori, studiosi e critici, cercheranno di delineare le condizioni necessarie per una efficace politica culturale della partecipazione.

Hanno assicurato la loro partecipazione, tra gli altri: Sandra Aloia, Giorgio Andriani e Antonino Pirillo, Micaela Casalboni, Patrizia Cuoco, Luca Dal Pozzolo, Francesco De Biase, Fabrizio Fiaschini, Mimma Gallina, Giulia Innocenti Malini, Maria Luisa Mattiuzzo, Luca Mazzone, Matteo Negrin, Davide Lorenzo Palla, Elina Pellegrini, Oliviero Ponte di Pino, Alessandro Pontremoli, Alessandra Rossi Ghiglione.

L’incontro aperto sarà trasmesso in streaming sulla pagina facebook di ateatro

L’azione #oltrelacittà è curata dalla Associazione Culturale Ateatro nell’ambito del progetto Le Buone Pratiche della Ripartenza. È realizzato in collaborazione con Fondazione Piemonte dal vivo, SCT Centre – Università di Torino, Teatro Libero di Palermo, Teatro Biblioteca del Quarticciolo, con il contributo di Fondazione Cariplo e il sostegno del Ministero della Cultura e del Comune di Manciano.

La prima indagine ha portato all’appuntamento delle Buone Pratiche al Teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma, il 23 marzo 2021, sul tema Cultura Territori Comunità.

Nel corso della giornata, a cura di Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino con il coordinamento di Stefania Minciullo, sono state presentate diverse esperienze e progetti da tutto il territorio nazionale.

Successivamente, in una intensa due giorni curata da Elina Pellegrini, il festival A Veglia a Manciano ha accolto due incontri, il primo dedicato a Comunità, sostenibilità, energie creative, il secondo a Spettacolo dal vivo e turismo – Strategie e strumenti di incontro.

Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino, associazione culturale Ateatro

Sostenere la danza contemporanea a partire dal territorio

Sostenere la danza contemporanea a partire dal territorio

Nel 2008 è nato il desiderio di creare e avviare un progetto univoco che potesse fornire un valido sostegno alla circolazione/mobilità/ospitalità/visibilità dell’arte contemporanea. La Sardegna fa parte di un magnifico territorio luogo di ‘resistenza’ e ‘attivismo culturale’ nel bacino mediterraneo, un’isola isolata in cui poter sostenere la ricerca e la promozione dell’incontro e il confronto tra artisti, creando un’opportunità con il territorio che si realizza in progetti di spettacolo dal vivo, formazione, seminari, produzione e coproduzione, residenze artistiche.

Nell’ottica di un amore autentico per la cultura, della stabile destinazione di risorse adeguate in progetti pluriennali, di scelte delle linee artistiche coerenti con l’identità della Tersicorea, l’obiettivo primordiale come impegno sociale e ambientale – denominatore comune della progettualità che è andata a configurarsi-,  è quello di rafforzare il rapporto con la collettività, di garantire la mobilità di opere e artisti in percorsi i cui effetti si riflettono nel tempo, e ancora, di garantire la visibilità di opere in trasformazione rappresentate e da rappresentarsi durante le fasi di creazione fino alla massima espressione della loro bellezza e particolarità. L’approccio antropologico fa sì che gli artisti, attraverso un programma condiviso, possano rendere visibile il loro percorso creativo che ‘rivive’ così in un contesto di comparazione e dialogo intergenerazionale. 

Il progetto crea e consolida le basi di una dimensione culturale e artistica sempre aggiornata, unita ad una profonda memoria storica che funziona come cassa di risonanza per le azioni artistiche intraprese nei luoghi e spazi urbani o extra urbani facenti parte del grande patrimonio culturale della Sardegna, condizione che ha determinato rapporti e peculiarità diverse e fondato le basi per una dialettica tra l’artista e il pubblico, tra l’artista e il territorio. La presenza di un elemento indennitario forte, quale il patrimonio geografico e culturale della Sardegna, ha costituito e costituisce l’elemento fondamentale per innescare un percorso virtuoso di sviluppo economico-culturale.

Ho sentito questa urgenza globale che non poteva svilupparsi se non attraverso la fondazione di una rete di dialogo indipendente, quale il Network Med’Arte, nata nel 2008. La strategia adottata è quella del decentramento dell’arte, quindi la fondazione di punti d’incontro artistico, di scambio di esperienze individuali e collettive e di relazioni tra artisti europei con il pubblico del territorio regionale e locale. Ecco che magicamente si consolidano le basi per la creazione di un circuito virtuoso tra conoscenza, ricerca, arte, tutela dei beni ambientali e occupazione. La collaborazione ha dato luogo a iniziative condivise e partecipate, in cui l’occupazione insieme a democrazia/scambio e nuove opportunità, mi hanno indicato la strada per la sostenibilità che ha favorito la nascita di un nuovo asse di promozione e diffusione dei luoghi preposti per lo sviluppo dei progetti basati sulla valorizzazione delle eccellenze e sul potenziamento di nuovi flussi di scambio culturale, con conseguenti benefici per la comunità. Il quid è continuare ad agire riorganizzando gli spazi, urbani e non, facendo emergere nuove pratiche di cooperazione e competizione, nuove espressioni culturali transnazionali e translocali e azioni di sviluppo integrate e condivise che richiedono ed evocano nuove prospettive teoriche, nuovi immaginari culturali, nuovi orizzonti di frontiera.

Simonetta Pusceddu, direttrice artistica Tersicorea/Officina delle arti sceniche e performative

Il nostro Bilancio di Missione

Il nostro Bilancio di Missione

A dieci anni di distanza dalla nuova vocazione dell’antica lavanderia dell’Ospedale Psichiatrico di Collegno, abbiamo scelto di cominciare a raccogliere dati e informazioni sul nostro Centro di Residenza, provando a sistematizzarli in un Bilancio di Missione del primo triennio. Il racconto si compone di numeri e parole ma anche di esempi concreti che intendono descrivere un modello operativo e aprire un dibattito sul ruolo delle Residenze Artistiche nell’articolato sistema dello spettacolo dal vivo.

Le Residenze Artistiche sono sempre più riconosciute da operatori, artisti, studiosi, comunità e policy maker quali potenziali spazi di incontro fra soggetti che concorrono, a vario titolo, allo sviluppo e al sostegno di progettualità artistiche e culturali. Sono pertanto luoghi di contaminazione fra linguaggi, prospettive e saperi, e organismi guidati da specifiche traiettorie, visioni e poetiche del contemporaneo, capaci di incoraggiare preziose esperienze di confronto. Di qui la necessità di descrivere, entro il più vasto contesto italiano – contraddistinto da situazioni eterogenee per struttura, dimensioni e operatività – i tratti teorici e gli impatti del modello che abbiamo sperimentato attraverso una collaudata pratica e di un indefesso lavoro sul campo.

Il punto di partenza è stata la definizione degli obiettivi del nostro Centro di Residenza quale spazio di incontro e opportunità per l’intera filiera dello spettacolo, dagli artisti al pubblico. Abbiamo poi voluto metterci in relazione e a confronto con altri modelli che, al di là di quanto stabilito dal dettato istituzionale, sembrano dischiudere ulteriori potenzialità per le Residenze Artistiche nel più vasto panorama europeo, caratterizzato da nuovi centri culturali, hub translocali, incubatori e spazi di mediazione in quanto agenti del cambiamento. 

In questo bilancio troverete non solo il racconto dell’evoluzione di un luogo esperienziale e trasformativo, ma anche quello della maturazione di un modello organizzativo che ci ha permesso, in questi anni, di sviluppare conoscenze connettive tali da qualificarci come realtà flessibile, dinamica, aperta.

Matteo Negrin, Direttore Fondazione Piemonte Dal Vivo e Lavanderia a Vapore

Riscoprire la libertà attraverso i corpi

Riscoprire la libertà attraverso i corpi

Conosco le ragazze e i ragazzi della quarta B liceo scientifico da molto tempo: fin dal primo anno. Avevano quattordici, quindici anni; ora sono maggiorenni, in gran parte. Le ho viste crescere, queste persone – letteralmente: ora mi superano in altezza (non che ci voglia molto). Le ho viste nei giorni grigi di settembre e ansia, di novembre e noia, di maggio e stress, di giugno e gioia. 

Le ho viste, forse meglio, proprio nella scorsa primavera, nei mesi del primo lockdown, della scuola a distanza, della sparizione dei corpi altrui. Loro si collegavano online; ma raramente accendevano la camera per mostrarsi. Come milioni di altri studenti e studentesse. Come io stesso avrei  forse fatto, se avessi potuto. Ma io le vedevo comunque, queste persone. 

Le vedevo perché avevo chiesto loro di scrivermi: di raccontarmi, settimana dopo settimana, il loro viaggio immobile nelle terre incognite della pandemia. E loro avevano accettato; parlandomi, come direbbe Dante, di cose “che ‘l tacere è bello, sì com’era ‘l parlar colà dov’era”.

In quello stesso periodo ha preso corpo il progetto i cui esiti sono appena stati sottoposti al vostro ascolto. Un lungo lavoro di preparazione, condotto, oserei dire, con ostinata fede. Tra sirene d’emergenza, quotidiani bollettini del contagio, dpcm notturni, aperitivi su Zoom e “ne usciremo migliori”.

In un mondo siffatto, parlare del ruolo delle arti; parlare di corpi, di partecipazione, di questioni di genere. Quando, si sa, sono ben altre, le priorità. Soprattutto, pro-gettare qualcosa (se stessi?)  in un futuro. 

Perché farlo? Direi anzitutto: non lo so. Ho seguito, d’istinto, credo, la silenziosa consonanza tra le scuole chiuse e i teatri vuoti.  

E poi no, forse una piccola risposta ce l’ho. È che si è parlato tanto della scuola: di quella a distanza, brutta ma inevitabile; e di quella in presenza, sì bella e perduta. Sperando di tornarvi quanto prima. Dando per scontato che fossero diverse.

E invece no: non sono così diverse. Come non c’è nessuna differenza profonda tra un libro dimenticato a casa o lasciato nella cartella, o lasciato chiuso sul banco, così non c’è poi così tanta differenza tra un corpo lontano o nella medesima stanza, se esso non viene messo al centro di una attenzione esplicita e se non viene dispiegato coscientemente nell’esperienza. 

Paradossalmente, questo anno e mezzo di scuola a distanza ci hanno consegnato, oltre a una maggior dimestichezza con i mezzi digitali (come vedete, abbiamo fatto una web-radio) un periodo di solitudine enormemente  vasto. Al punto che, possiamo dire, l’assenza si è fatta essenza: una pietra di inciampo, da cui ripartire. Non per tornare indietro, al passato; ma per muovere altrove, verso la riscoperta del suo opposto, ossia di ciò che abbiamo perduto, lungamente agognato, e mai davvero conosciuto: la presenza dei corpi. 

E se i corpi non sono meri oggetti, ma soggetti, dotati di vita, di desiderio, di spinta all’azione, la loro riscoperta è anche una riscoperta della libertà. E di libertà, qui – con il carico di rischio e responsabilità che comporta – ce n’è stata tanta. 

La libertà di farlo, questo progetto – e di ciò ringrazio Mara Loro, Doriana Crema e tutta la Lavanderia a Vapore.

La libertà, poi, di lasciarlo andare, affidandolo alle acute intelligenze di Salvo Lombardo, Viviana Gravano e Giulia Grechi: grazie anche a loro, per avermi consentito questa perdita di controllo – così difficile per un insegnante.     

Infine, la libertà che le studentesse e gli studenti hanno voluto e saputo insegnarsi nell’esplorare quest’altra terra incognita, ossia la realizzazione di questo progetto. Esso rispecchia cosa hanno voluto dire, e come hanno inteso farlo. 

Ringrazio queste persone perché in questi mesi, mentre le seguivo un po’ di nascosto, le ho viste imparare a misurarsi con l’ignoto – un apprendimento che riguarda anche me. Le ringrazio perché le ho viste crescere: non solo in altezza, ma anche, e soprattutto, in estensione. 

Prof. Alessandro Tollari