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NOBODY NOBODY NOBODY. It’s ok not to be ok – Collective experience | Media Dance

Residenza d’artista a scuola
rivolta a 
I.I.S. Primo Levi di Torino

concept Daniele Ninarello
tutor Mariella Popolla
all’interno del progetto di sperimentazione Media Dance (annualità 2020/2021)

Il percorso di ricerca artistica di un coreografo o professionista della danza viene calato per un breve periodo di tempo all’interno dello spazio scolastico, al fine di coinvolgere un gruppo di studenti nel lavoro artistico, contaminandolo con la loro presenza e portando l’arte e il movimento creativo dei corpi a scuola.

Nel caso della residenza di Daniele Ninarello presso l’I.I.S. Primo Levi di Torino (guidata – in qualità di tutor – dalla sociologa Mariella Popolla), il progetto di sperimentazione rientra nella più vasta cornice di “NOBODY NOBODY NOBODY. It’s Ok Not To Be Ok”, processo creativo aperto articolato in svariate azioni (messe in atto in spazi pubblici, museali e teatrali). Partendo dalla creazione di un solo, il lavoro dell’artista si estende a esperienze collettive, attraverso laboratori e percorsi di ricerca nelle scuole.

Per maggiori info sulla residenza di Daniele Ninarello alla Lavanderia a Vapore clicca qui.
CALENDARIO DEL LABORATORIO
27 gennaio dalle ore 8,30 alle ore 13,15
3 febbraio dalle ore 8,30 alle ore 13,15
10 febbraio dalle ore 8,30 alle ore 13,15
24 febbraio dalle ore 8,30 alle ore 13,15 – DATA SOSPESA
3 marzo dalle ore 8,30 alle ore 13,15
10 marzo dalle ore 8,30 alle ore 13,15

«Partendo dalla propria esperienza autobiografica e dalla creazione di un assolo, il progetto si manifesta come processo totalmente aperto (in questa occasione rivolto ad adolescenti), che indaga le memorie e le tracce lasciate sul corpo dalla cultura del controllo, del bullismo e della mascolinità tossica, della violenza e dell’offesa. Il progetto è pensato come una serie di azioni “proteste”, che nascono da pratiche solitarie e meditative. Pratiche mantriche sviluppate negli ultimi mesi di distanziamento, che nascono per allenare la pelle a sprigionare ciò che percepisce trattenuto, pronunciare ferite ed esporre il “corpo vivo” autentico, per offrire la propria vulnerabilità come condizione attraverso cui lasciare operare la propria rivoluzione. Dopo alcune sessioni di laboratorio esperite in questi ultimi mesi, nasce il desiderio di estendere questo processo a più persone, più precisamente il mio obiettivo è di poter fare ricerca e lavorare con adolescenti e studenti delle scuole superiori, avvicinarli alla pratica artistica come strumento per sollevare questioni culturali e politiche, dando al loro corpo la possibilità di esprimere ciò che vogliono veramente e non ciò che hanno imparato a desiderare per sentirsi inclusi. L’intenzione è quella di sviluppare un percorso collettivo in cui trasmettere alcune pratiche individuali e di gruppo, e insieme di mettere in relazione lo spazio intimo dell’esperienza del corpo con lo spazio pubblico della condivisione, per esercitare le pratiche interne a questo lavoro le quali affrontano temi come emarginazione, isolamento, rabbia, ma anche cooperazione, alleanza e reciprocità. Mi interessa profondamente lavorare sull’invenzione di danze collettive, come delle proteste di massa, che nascono per dare voce alla pelle, a quelle parti di noi che pubblicamente si vestono di vergogna e giudizio, considerate fuori norma. Dare voce alla pelle significa allora portare in superficie ciò che troppo spesso rimane soffocato. Le pratiche di movimento interne al lavoro, svelano dunque il tentativo di pronunciare ferite e di lasciarle muovere, parlare, sciogliere rabbia ed esporre il flusso libero e autentico dei corpi, per offrire la propria vulnerabilità come condizione attraverso cui lasciare operare la propria rivoluzione. Una denuncia ballata collettivamente, che si espone come momento di trasfigurazione del corpi, che si consegnano totalmente alle sensazioni che vivono quando sono liberi di esplorare la propria natura, per Sostituire alle posture rigide della difesa e del controllo, nuove posture fluide, permeabili e trasparenti. La dimensione collettiva dell’esperienza mira a creare un ambiente sensibile e unito in cui reciprocità e supporto sono gli strumenti di una promettente coesione. I partecipanti in queste proteste danzate danno origine ad un nuovo linguaggio del proprio corpo Vivo, un susseguirsi di gesti e azioni come impeti liberati. Il corpo si fa simbolo di territorio verso cui indirizzare un nuovo pensiero di Cura e ascolto». (Daniele Ninarello)

– Per info sul lavoro di Daniele Ninarello, visita il sito danieleninarello.it.
Mariella Popolla, dottoressa di ricerca in Sociologia, è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze della Formazione-Disfor dell’Università di Genova. Fa parte del comitato editoriale della rivista internazionale di studi di genere «AG-About Gender». Si occupa dei processi di costruzione sociale delle maschilità e delle femminilità, di violenza di genere e di bullismo omo-bi-lesbo-transfobico, di sessualità e rappresentazioni (soprattutto dal punto di vista della pornografia), delle intersezioni tra disabilità e arti performative. Collabora con l’osservatorio sociale regionale della Regione Toscana nelle attività di ricerca finalizzate alla stesura del rapporto annuale sulla violenza di genere. Attualmente è impegnata in una ricerca sulla violenza di genere online. Principali metodologie e tecniche di ricerca: etnografia e osservazione partecipante, interviste in profondità, focus group.
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Data

03 Mar 2021

Ora

8:30 am - 1:15 pm

Maggiori informazioni

MEDIA DANCE

Luogo

I.I.S. Primo Levi
Torino

ph. Margherita Masè

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